San Valentino 2017

Non so chi altri si sia cimentato col comporre versi rimati di 4 sillabe. Nel mio caso, si sono imposti e non mi è stato difficile seguirli.

Versi

Ma l’Amore?
Uno sguardo,
una spada,
pur un fiore,
una strada,…

Se ciò guardo,
non vien voglia,
ma fa rabbia…
E m’attardo,
della gabbia

sulla soglia,
a dir cose
poco chiare,
perché doglia
nell’amare

son le rose:
troppe spine,
carne nulla.
Dolorose
sulla culla

son le fine
coltri nere.
Tra le maglie
del confine
vedo scaglie:

son di pere
e di grana.
Una cena
con le cere.
Nella vena

scorre sana
una lava
sì felice
eppur vana:
che non dice…

Com’è brava
a far male!
Teco gioca.
Zitta scava,
voce poca.

Infernale!
Ond’esiste,
non si mostra.
Demenziale
esta giostra!

Non desiste.
Non demorde.
Non si sbriglia.
Ma consiste
nella griglia

di più corde…
Ne distolgo
or la mente.
Si fan sorde
lentamente,

se le colgo
in flagrante,
tal’orecchie
del gran volgo 
cose vecchie:

dicon tante
frasi sane…
Ma se chiedo,
son seccante;
se richiedo,

nelle tane
se ne stanno.
Me ne frego.
Non son vane,
se mi sfrego

dove danno
i pensieri,
le salpate…
Così vanno,
in volate,

per sentieri
luminosi,
sconosciuti.
Passi fieri,
già canuti,

fantasiosi.
Vadan tutte
a far belle!
Rugiadosi,
tra le stelle,

per l’asciutte
terre, vanno
caldi pori.
Non son brutte
de’ be’ cori

voci ch’ànno
alti toni.
Son ottave
che si fanno
per dir: Ave!

Abbandoni
la certezza
d’un rifiuto
e ti doni
al saluto.

È dolcezza
che non dura,
ma ritorna
la carezza
senza corna.

Immatura,
non d’adulti,
‘st’altra cosa…
Ma sicura
lì si posa,

sugl’insulti,
com’unguento
che lenisce
e, con culti,
ti guarisce:

un portento!
Ecco l’estro
che soccorre!
Caldo vento
che rincorre,

non maldestro,
nella notte,
lì l’acchiappa
e… canestro!
Chi s’aggrappa

alla botte
del soffrire
è già morto.
Cose rotte,
da tal porto

so partire
fiero verso
fertil mondo:
preferire,
vagabondo, 

attraverso
l’alma mente
divagare,
in cel terso
m’involare

libramente
pel sistema
di più soli,
certamente
con più voli,

senza tema
di cadere,
i’ ciò faccio.
Nulla trema.
Non allaccio,

nel vedere
un abisso,
la cintura.
Per sapere
l’avventura

punto fisso
dove fare
ogni sogno
crocifisso,
v’è bisogno,

in ‘sto dare,
di ben poco:
mente schiusa
ond’andare,
oltrechiusa,

ove gioco
col divino
senz’inganno.
E nel foco
non v’è danno. 

Non è vino,
però m’alo,
non barcollo:
serafino,
lì mi scrollo

peso malo
e là plano.
Son leggero,
senza palo.
M’alzo vero

e, dal piano,
or ascendo
monti celsi.
Là son sano.
Voli persi,

discendendo
il passato.
Mo’ son vecchio
e non scendo
più parecchio

all’andato:
oggi vivo.
Me ne sbatto
del blu fato
e m’adatto,

non mi privo,
non mi struggo,
al Presente
che, da divo,
mi consente,

non distruggo,
di sforare
i confini,
giacché turgo,
versi fini,

perle rare,
ben d’ardenza.
Valentino,
nel guardare,
di mattino,

la veggenza
non possiedi,
né di giorno.
La credenza
fa contorno.

Tu non vedi:
sbagli mira.
Se colpisci,
non vi credi:
tu ferisci.

Tosto tira
foll’il vento.
Resta solo
una pira.
Nessun volo.

Pel momento
par non possa
far di meglio:
ogn’evento,
se son sveglio,

sa di mossa
divertente
dal problema:
è ben grossa,
non sì scema, 

l’avvilente
impotenza
nel far centro:
un’assenza
for e dentro.

(1-9 febbraio 2017)

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